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Yuppies perduti

Articolo del 14 Luglio 2008

Che fine a fatto lo yuppismo newyorkese tipico degli anni 80? Che fine a fatto quel modo di pensare così ambizioso, pragmatico, che spingeva le persone a rincorrere il successo? Dov’è finito quel pensiero diffusosi nel mondo e che ha segnato un pezzo di storia?
La scorsa notte guardavo Cocktail, film del 1988 con protagonista un giovane Tom Cruise; ho avuto modo di notare quanto profondo sia stato il solco tracciato dal tempo nella modus vivendi delle persone.
In quegli anni era lecito sognare, previo lavoro sodo, prospettive d’affermazione qualsiasi fosse lo strato sociale da cui muovere i primi passi in ambito professionale. La notte si ballava per il gusto di farlo. Il mattino ci si alzava con la consapevolezza che mattone dopo mattone era possibile erigere imponenti castelli, pur avendo trovato il sonno in qualche squallida bettola di periferia. Il cervello non era un optional spesso ingombrante o fine a se stesso. La società permetteva ciò poiché premiava spirito d’iniziativa, brillantezza, idee geniali. Chiunque avesse voglia di fare poteva ambire ad un ruolo di spicco nel cuore di Manatthan, magari in qualche grattacielo in grado di far scrutare il paradiso. Lo yuppie non era seguace d’una moda, bensì il meccanismo ben oliato che faceva andare avanti un sistema che funzionava.
Negli 80’s era possibile immaginare un nuovo millennio fatto di auto volanti, realtà virtuali alla Tron, case sottomarine, schermi olografici, viaggi su Marte. Oggi il calendario porta scritto in grosso il numero 2008… Ma tutto è profondamente diverso da come ci si aspettava.
Vent’anni e più son trascorsi, vent’anni e più che hanno spento ogni velleità, ogni aspirazione.
Se dapprima diventava facile distinguere gente capace da incompetenti, oggi sembra che, al di là di ogni logica, le cose abbiano subito un’inversione.
Il male oscuro, fatto di interessi troppo grandi per poter essere capiti dalla massa, ha succhiato la linfa vitale al mondo, rendendolo freddo, sterile, terra del pessimismo più nero.
Passare le giornate per inerzia, tra il timore del presente e quello del futuro è costume tipico di chi è costretto a rincorrere un qualcosa nascosto, di sconosciuto, conscio dell’inesistenza di alternative. Che ne sarà di noi?
Non resta tirar fuori dall’armadio un vecchio walkman con dentro la musicassetta di Rebel yell, spegnere le luci, stendersi sul letto, e sognare nel buio di una stanza, cullati dalla musica, un periodo che mai tornerà e che, personalmente, avrei voluto saggiare con la consapevolezza che da bambino non potevo avere.
 


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Heil Ratzinger

Articolo del 12 Maggio 2007

“Vieni avanti cretino”. Con quest’emblematico titolo veniva presentato al pubblico del 1982 una pellicola cinematografica del regista Luciano Salce.
Tre parole che sembrano racchiudere in se anche la vera essenza di questo dodicesimo giorno del mese di Maggio, mandato in auge dai media con la definizione “Family day”.
Pecore belanti al seguito del predicatore di quartiere prestano i chili messi su con l’abbacchio del venerdì sera ad un corteo di scudi crociati (opportunamente nascosti, ci mancherebbe…) e collarini bianco-sporco.
Un invasione di benpensati conservatori, assennate massaie fedeli al “santo subito” Costantino Vitagliano, fratelli e sorelle, cugini e trisavoli, sventolano biancheria intima al divo dal Pastorale in segno di assoluta devozione, memori delle adolescenti fanatiche ad un concerto dei Beatles.
Con passo incalzande, incedere fiero, si marcia con ligia obbedienza al Fuhrer del nuovo millennio; perchè lo si fa? Che domanda ovvia… Don Camillo così ha intimato dal pulpito!
Le baionette della morale vengono caricate, il nemico è nel mirino.

“La libertà italiana, eccola! Compagno d’armi, sono pronto a sparare.
Amico caro, renderò fiera mia moglie, i miei figli, mia suocera, il cavaliere, l’innocente mafioso, The great Ratzinger, Devilman, Goldrake, l’ex-marito di Letizia Moratti, la mia amante, la prostituta che mi fa lo sconto. Diventerò più famoso di Bettarini, sarò popolare, verrò eletto sindaco di Perbenopoli, ridente paese a 5 minuti dalla tangenziale con i falò notturni.
Niente più aborto, alla gogna i gay.”

L’Italia è uno stato laico. Lo dice la Costituzione. Ciò nonostante ci si arroga il diritto divino di strumentalizzare l’ignoranza delle folle, manovrando di fatto anche la sfera politica.
Ognuno di noi ha il diritto di manifestare le propie opinioni, dall’astrofisico al contadino.
Non ha senso, d’altronde, scendere in piazza senza la minima cognizione di causa, guidati ciecamente da una teocrazia latente, fondata sul timore del giudizio celeste… E purtroppo son troppi quelli che non sanno e che parlano, gridano, scalpitano.
Non concepisco l’aborto, non provo attrazione verso persone del mio stesso sesso.
Non sento, però, il bisogno di costringere gli altri ad avere i miei stessi principi.
Non vedo quale minaccia possano rappresentare due lesbiche nei confronti di mia ipotetica futura famiglia.
L’amore non è un esclusiva eterosessuale.
Non è giusto relegare in un ghetto, come cittadini di serie minore, chi va contro il pensiero comune.
L’isterismo generale sta trasformando il cattolicesimo in una religione integralista, arma potente da volgere verso i diversi.
L’oppio dei popoli sta dispensando il suo pungente aroma.
Non so se Dio esiste. Mi piace credere nella sua presenza, nella sua ragione superiore, nell’idea ch’egli glorifichi chi rispetta il prossimo senza distinzioni di sorta.

S’ami il compagno o la compagna, s’amino i figli, s’amino i genitori.
Che vengano amati tutti i giorni, che sia sempre il “Family day”.
Questo 12 Maggio 2007 è solo la messa in scena dell’intolleranza d’una chiesa sempre più retrograda.


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Una legge universale

Articolo del 01 Novembre 2006

La vita, anche nella sua più quotidiana ed insignificante routine, è regolata da principi fisici quasi impercettibili ma assai tangibili.
La terza legge delle dinamica espressa da Sir. Isaac Newton ha tanta valenza scientifica quanto sociale; se un corpo A esercita una forza su un corpo B, il corpo B, a sua volta, esercita su A una forza uguale (nel modulo) ed opposta (nella direzione e verso).
Quando questa legge, nei rapporti umani, viene soverchiata, la pacifica esistenza coperativa vien meno; il corpo passivo cade in uno stato di triste entropia, quello attivo diventa balia d’uno spasmodico egocentrismo prepotente.
Ad ogni azione, positiva o negativa che sia, bisogna per forza di cose associare una reazione; ogni individuo dev’essere responsabile delle proprie azione senza mai dimenticare che esse implicano relative conseguenze.


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