Yuppies perduti
Che fine a fatto lo yuppismo newyorkese tipico degli anni 80? Che fine a fatto quel modo di pensare così ambizioso, pragmatico, che spingeva le persone a rincorrere il successo? Dov’è finito quel pensiero diffusosi nel mondo e che ha segnato un pezzo di storia?
La scorsa notte guardavo Cocktail, film del 1988 con protagonista un giovane Tom Cruise; ho avuto modo di notare quanto profondo sia stato il solco tracciato dal tempo nella modus vivendi delle persone.
In quegli anni era lecito sognare, previo lavoro sodo, prospettive d’affermazione qualsiasi fosse lo strato sociale da cui muovere i primi passi in ambito professionale. La notte si ballava per il gusto di farlo. Il mattino ci si alzava con la consapevolezza che mattone dopo mattone era possibile erigere imponenti castelli, pur avendo trovato il sonno in qualche squallida bettola di periferia. Il cervello non era un optional spesso ingombrante o fine a se stesso. La società permetteva ciò poiché premiava spirito d’iniziativa, brillantezza, idee geniali. Chiunque avesse voglia di fare poteva ambire ad un ruolo di spicco nel cuore di Manatthan, magari in qualche grattacielo in grado di far scrutare il paradiso. Lo yuppie non era seguace d’una moda, bensì il meccanismo ben oliato che faceva andare avanti un sistema che funzionava.
Negli 80’s era possibile immaginare un nuovo millennio fatto di auto volanti, realtà virtuali alla Tron, case sottomarine, schermi olografici, viaggi su Marte. Oggi il calendario porta scritto in grosso il numero 2008… Ma tutto è profondamente diverso da come ci si aspettava.
Vent’anni e più son trascorsi, vent’anni e più che hanno spento ogni velleità, ogni aspirazione.
Se dapprima diventava facile distinguere gente capace da incompetenti, oggi sembra che, al di là di ogni logica, le cose abbiano subito un’inversione.
Il male oscuro, fatto di interessi troppo grandi per poter essere capiti dalla massa, ha succhiato la linfa vitale al mondo, rendendolo freddo, sterile, terra del pessimismo più nero.
Passare le giornate per inerzia, tra il timore del presente e quello del futuro è costume tipico di chi è costretto a rincorrere un qualcosa nascosto, di sconosciuto, conscio dell’inesistenza di alternative. Che ne sarà di noi?
Non resta tirar fuori dall’armadio un vecchio walkman con dentro la musicassetta di Rebel yell, spegnere le luci, stendersi sul letto, e sognare nel buio di una stanza, cullati dalla musica, un periodo che mai tornerà e che, personalmente, avrei voluto saggiare con la consapevolezza che da bambino non potevo avere.






